Bologna nella tradizione: i Burattini di Fabio Fabbi

Tra le opere ricondubili ai temi della narrativa di Fabio Fabbi è possibile ritrovare I burattini, olio dal sapore zuccherino che riavvolge il tempo riportandoci ad un mondo ormai scomparso ma ancora vivido nel cuore di molti. La piccola tavoletta trova riscontro diretto con l’illustrazione contenuta nel volume Le sciocchezze (aneddoti e bozzetti) del fiol del Sner Pirein del 1930. Nell’opera si vedono Pulcinella e Fagiolino che discutono tra loro. Mentre nell’illustrazione si aggiungono anche Balanzone e Sganapino.

Illustrazione di Fabio Fabbi del teatro di Burattini di Angelo Cuccoli [da Le sciocchezze (aneddoti e bozzetti) del fiol del Sner Pirein]

Si tratta del famoso circolo dei burattini di Angelo Cuccoli (1834-1905), che rimase attivo per molto tempo sotto il Voltone del Podestà guardando verso Palazzo d’Accursio. Il suo teatrino fu una vera e propria “tradizione di famiglia“. Lo precedette infatti il padre, Filippo Cuccoli (1806-1872). Prima Filippo e poi Angelo scelsero di alloggiare il proprio teatro in piazza Maggiore, luogo strategico e ricco di significato simbolico.

Pur risalendo almeno al Seicento, la storia dei burattinai bolognesi si può far cominciare, per mancanza di documentazione precedente, ai primi dell’Ottocento, quando Filippo Cuccoli, nato nel 1806, portò il casotto dei burattini in Piazza Maggiore, ora sotto l’orologio del Palazzo d’Accursio, ora, nella stagione più fredda, sotto il Voltone del Podestà, diventando in breve tempo molto popolare.
Dopo avere fatto l’operaio e l’aiuto cuoco, si innamorò del teatro assistendo agli spettacoli dell’Arena del Sole.
Prestò la sua voce stentorea che gli fece guadagnare il posto di banditore del Comune, a Fagiolino e al dottor Balanzone. Con questa caricatura del professore universitario apriva il periodo delle feste di Carnevale pronunciando un discorso inaugurale. Insaporiva i suoi sproloqui con spunti patriottici inseriti nelle farse e nelle commedie. Le battute mordaci procurarono a Cuccoli noie con le autorità, in una Bologna papalina in cui spesso i suoi ribaldi erano impersonati da frati e preti. (cfr. qui)

Filippo Cuccoli con il suo teatrino

Alla sua morte, avvenuta nel 1872, l’attività fu continuata dal figlio Angelo (1834-1905). Con lui il progresso investì anche i burattini: davanti al casotto comparvero le sedie per il pubblico pagante, che in passato stava in piedi, e ai fumosi e incerti lumi di candela e poi ad acetilene si sostituì la luce elettrica.
I Cuccoli erano così famosi da entrare nei modi di dire dei bolognesi. Ander in dal paniròn ’d Cuccoli vuol dire anche oggi “finire nel dimenticatoio”, “non contare più nulla”, dal momento che, dopo essere serviti per la recita, i burattini venivano buttati alla rinfusa in un grosso paniere. (cfr. qui)

Angelo Cuccoli e i suoi burattini [da Bologna scomparsa]

Nelle opere di Fabbi, si ripercorre con magia la descrizione dei presenti: «Appena chiusi i negozi arrivava, su di un baroccio in mano, il casotto col cassone degli attori. [..] Dopo messo il casotto, disponevano le sedie, e dietro queste, lì vicino ai paracarri, due venditrici poggiavano le loro baroccette piene di fumanti ballotte e di lupini salati. Era lì dietro che si metteva il grosso degli spettatori gratis. Dietro al casotto altro ben di Dio! Calde arrosto, ballotte, lupini, aranci, noccioline e qualche pederasta in fregola d’avventure. Per comodità degli spettatori paganti, un venditore di munizioni da bocca girava anche tra le file delle sedie. Anche in pieno inverno non si sentiva poi gran freddo là sotto, fra il fumo delle ballotte, delle pipe patriarcali, dei lumi ad olio e a petrolio, i fiati emananti quasi i tepori di Betlemme, ed il riparo che facevano gli spettatori in piedi. Poi si sa che le castagne ed i marroni scaldano, e con un soldo, allora, se ne prendevano tanti!». Una descrizione talmente vivida che Fabbi volle fissarla per sempre.

Cuccoli, dopo varie esperienze in compagnie girovaghe, tornò a Bologna e nel 1857 debuttò nel casotto del padre. Dal momento che aveva una voce timida ed incerta, non poteva certo competere con Filippo nella maschera di “Sandrone”, pertanto, recuperò quella di “Fagiolino” adattandola alle sue possibilità vocali e mettendo in evidenza l’arguzia e la finezza del personaggio. Dopo circa quindici anni, alla morte del padre, Angelo rifondò tutto il suo repertorio, basandosi sempre sulla commedia dialettale, ma integrandola con originali storie del teatro italiano e francese e adattandola al gusto e ai desideri del popolo bolognese. Tra i suoi collaboratori vi fu anche Augusto Galli, inventore di “Sganapino”. (cfr. qui)

Illustrazione di Augusto Majani (Nasìca), il teatrino di Cuccoli

Oltre a Fabbi, anche un altro maestro si confrontò con le divertenti “cretinate” di Cuccoli: Augusto Majani (Nasìca). Due grandi artisti che riuscirono con la propria Arte a imprimere l’immagine della vera Bologna, con le sue tradizioni ormai scomparse ma che rimarranno nel nostro cuore per sempre.

[dott.ssa Francesca Sinigaglia – 5 minuti di lettura]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: